Pochi anni addietro, presentai il libro “CORPI RIBELLI – resilienza tra maltrattamenti e stalking” di Stefi Pastori Gloss, un manuale di resilienza utile a chi soffre la prepotenza altrui, a chi spesso non ne conosce le vie di fuga, a chi pensa che la violenza sia solo fisica, a chi non si accorge nemmeno di essere manipolato e sottomesso psicologicamente, vivendo in piena frustrazione come se fosse in una situazione di normale quotidianità.

E’ un libro, oggi alla II edizione corretta e migliorata grazie ai lettori, che induce a riflessioni sulla vita di ogni giorno, e nonostante l’impegno di vivere ed esprimermi costantemente in buona fede nel rispetto del prossimo, qualche domanda introspettiva mi è sorta.

Quando si parla di violenza, si pensa subito a quella fisica, tuttavia ci siamo mai chiesti se una semplice parola o frase, nella sua apparente leggerezza, possa essere violenza? Pur essendo culturalmente preparati, sappiamo dare il giusto peso alle parole in modo che queste non implichino violenza sulla psiche di chi ci ascolta?

La lettura di questo libro, insegna quali possibilità ognuno di noi può offrire in difesa, a chi di aiuto ne ha necessità, poiché spesso non ha il coraggio di chiederlo, e perché, pur non avendo la presunzione di sostituirci ai medici, ai magistrati, ai criminologi, agli avvocati o agli psicologi intervistati in “CORPI RIBELLI – resilienza tra maltrattamenti e stalking”, possiamo imparare ad entrare in empatia con la sofferenza, sostenendola nella giusta maniera.

Vero è che le reazioni alla lettura sono individuali, ma un insegnamento accomunerà ogni lettore, “l’essere resiliente”.

Abbiamo deciso di scindere la presentazione in più parti perché il libro è importante, lo presentiamo con la speranza che siano in molti a condividerlo, è necessario ramificarne la sensibilizzazione al punto di dare voce al silenzio di chi non ha il coraggio di gridare aiuto.

Stefi Pastori Gloss – Autrice del Libro

Per questo motivo oggi pubblichiamo un estratto sintetizzato dell’intervista realizzata dalla signora Floriana Naso a Stefi Pastori Gloss autrice del libro, circa il fenomeno della violenza sulle donne:

Come pensi sia affrontato il problema dai media nazionali?

Devo ammettere di aver smesso di leggere notizie inerenti alla violenza sulle donne dai Media Nazionali perché disgustata dalla reiterazione di definizioni giornalistiche comprese nelle sfumature che vanno da “raptus della gelosia”  a “delitto passionale”. Quindi, alla domanda rispondo che il problema è affrontato non solo male, ma persino senza cognizione di causa. Sapevo anni fa di un’unica eccezione rappresentata da un neonato periodico femminile, di cui non faccio nome per non scadere in pubblicità gratuita, la cui direttrice di allora aveva cara la causa.

Aveva affrontato la questione istituendo apposita rubrica e rivedendo criticamente l’uso del linguaggio giornalistico. Purtroppo, di recente ho notato che la rubrica è andata persa. In sostanza, c’è da credere che abbiano solo cavalcato l’onda.
Comunque, non è solo un fattore di giornalismo scadente. Anzi, forse persino azzarderei l’ipotesi si tratti di un giornalismo che si adegua alla nostra Società (che, sotto determinati profili, è scadente)…….

…….A luglio 2012 è stato finalmente approvato il Disegno di Legge 3390 denominato Norme per la promozione della soggettività femminile e per il contrasto al femminicidio. Un estratto dal Ddl recita: «La violenza sulle donne non è solo il frutto di un’aggressione individuale. Esiste una dimensione sociale della violenza e il fatto che gran parte della violenza si svolga in famiglia significa che la dimensione sociale include i rapporti coniugali, tra partner e genitoriali.»

Riconosce dunque come appartenenti alla sfera pubblica episodi da sempre relegati in quella privata. Dice anche: «La violenza sulle donne non è mai reazione a un torto e neanche e soltanto lo sfogo maschile a proprie insoddisfazioni o frustrazioni. È molto di più. Richiama un livello qualitativamente diverso. Attiene a profonde motivazioni culturali, ai modelli del rapporto tra i generi, tra le persone. Per questo la violenza oggi non è purtroppo frutto di arcaismi. La violenza in tutte le sue forme è piuttosto un modo per riappropriarsi di un ruolo gerarchicamente dominante a cui sono connessi privilegi. Ma soprattutto è crisi d’identità.»

Quali consigli dai o daresti ai tuoi figli riguardo questa tematica? 

Ho cominciato proprio dalla cultura e dall’uso corretto della parola.
Le parole ingenerano convinzione e credulità negli stereotipi di genere fino a renderli “normali”: ‘sei un maschiaccio’, per definire una ragazzina che gioca in modo avventuroso; ‘non fare la femminuccia’, per definire un bambino che piange; ‘sei proprio una brava donnina di casa’, concetto che implica che solo le donne fanno i lavori di casa; ‘sei una strega’, detto ad una donna che alza la voce o fa valere i suoi diritti; ‘quella donna ha due p@lle così’, per dire che è una donna forte di carattere, e ha potere; ‘eh, gli uomini!’, come a dire che gli uomini ci arrivano solo fino ad un certo punto.

Cerco di non dire più queste frasi, perché anche se apparentemente innocue, inculcano ai bambini già l’idea che nella loro vita dovranno seguire determinate strade, ovvero gli stereotipi previsti per il loro genere… perché si fa così. Quindi per nessun reale motivo.

C’è da chiedersi, dunque, se un bambino non abbia diritto di esprimere le sue emozioni, e una bambina non abbia diritto di correre nel fango……

…..Gli stereotipi di genere riguardano la distinzione tra maschi e femmine, e le loro caratteristiche generalizzate. Per esempio quando si dice che gli uomini sono sbadati o, se hanno l’influenza, si lamentano come fossero sul punto di morte. O quando delle donne si dice che non sappiano guidare né parcheggiare, o sono piagnucolose o troppo sensibili.

Queste affermazioni non sono vere: ci sono donne che sanno parcheggiare meglio degli uomini, e uomini che vanno a lavorare anche con la febbre e non si lamentano mai di nulla. Gli stereotipi di genere ci influenzano la vita sin da bambini…..

…..Si parla di polarizzazione dei generi, proprio per dire che la nostra società ci spinge a stare su due poli opposti, etichettando tutto come: cose da femmine, e cose da maschi. Chiede dunque alle bambine di essere calme e gentili, e concede ai bambini di essere energici e aggressivi. Chiede alle bambine di vestirsi carine, e ai maschi di fare la parte del pistolero…..

…..Queste differenze di percezione maschio e femmina spesso si rilevano anche a scuola: in alcuni asili le femmine indossano grembiuli rosa lunghi, mentre i maschi indossano casacche azzurre corte, quasi a dirci che le bambine ‘devono fare le brave’, ovvero non devono correre o fare troppi movimenti, mentre i bambini vengono lasciati con la casacca corta perché tanto loro ‘sono scalmanati’. Questi sono solo alcuni esempi di stereotipi di genere negli armadi. Pensiamo che rosa e azzurro siano due colori così importanti da far diventare più uomini o più donne i nostri bimbi? Sarebbe intrigante fare un esperimento: proviamo ad usare tutti i colori del mondo, per vestire noi e i nostri figli e vediamo che succede. Saremmo migliori o peggiori?……

….Troviamo stereotipi di genere perfino in casa nostra. La nostra casa è spesso, involontariamente, la culla degli stereotipi di genere. Le mamme si ammazzano di fatica per lavorare, cucinare, portare i figli a fare sport, partecipare alle riunioni di scuola, pulire casa e anche fare la spesa. Davvero i papà non sanno fare queste cose?
I papà moderni sono molto competenti: non solo sanno perfettamente gestire i figli, ed educarli, e occuparsi della casa. Lo fanno anche volentieri!

…..Lancio una provocazione, forse poco femminista, ma per onestà intellettuale domando: non sarà che noi donne certe volte non sappiamo fare un passo indietro, e ci crediamo un po’ troppo indispensabili?

Quale consiglio ti senti dare a coloro che hanno subìto violenza?

USCIRE DAL SILENZIO! Silenzio e paura alimentano l’ego del sex offender e la sua violenza repressiva. Perciò, come prima reazione ai soprusi, occorre denunciare, senza perdere tempo.

Ninfee – Olio su tela dell’artista Antonio Signorello

Associazioni di volontarie come Simplokè, (che un’amica trovò per caso su Internet), aiutano le donne maltrattate, dando indicazioni su come comportarsi e per stilare la denuncia, partendo da: premesse su chi sono i due attori /persecutore/vittima di come è avvenuta la conoscenza tra di loro di quale fosse l’atteggiamento del sex offender prima dell’episodio conservazione di tutti gli sms, i biglietti dei fiori, le scuse, ecc. allegare foto delle violenze copie dei verbali di pronto soccorso.

http://www.symploke.it/index.html

Nel caso in cui si riceva anche solo un sms al giorno, è necessario chiedersi se questa attività, per quanto appaia minima, possa essere però riconducibile all’ Art. 612-bis (Atti persecutori) e cioè se induca un grave stato d’ansia e di paura, o ad alterare le abitudini di vita: «chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.» Tradotto, significa che se l’individuo decidesse di agire legalmente, farà denuncia contro il persecutore, supportato da prove (ad esempio il telefonino su cui sono registrati gli sms o certificati medici comprovanti lo stato d’ansia). A seguire, il Giudice potrebbe emettere apposito decreto per l’acquisizione dei tabulati telefonici.

Nel caso la persona fosse oggetto di altri atti non graditi (tallonamenti, appostamenti, ma anche invio di fiori o di regali non desiderati, telefonate o messaggi ad amici, parenti, datori di lavoro, post su Facebook, ecc.) deve tener presente che pure questi sono persecutori. Diventano condannabili tramite il mezzo della legge Anti-Stalking solo dal momento in cui fanno temere per la salute psichica, non solo fisica. A mero titolo esemplificativo, non esaustivo: impediscono di dormire la notte, costringono a cambiare auto, taglio o colore di capelli, residenza, lavoro. Qualsiasi cosa fatta pur di non restare sotto l’influenza del persecutore. Se il soggetto perseguitato ritiene di subire danni psicologici (il non dormirci la notte è uno di questi), si rivolga subito a un centro anti violenza che lo invierà allo specialista esperto. Qualche anno fa in Italia la Cassazione dichiarò punibile con l’accusa di Stalking la persecuzione di un utente con messaggi continui attraverso il Social Facebook. Secondo la Corte di Cassazione è punibile per Stalking ex art. 612 bis C.P. anche chi perseguita con tag su foto e video oltre che con messaggi continui su qualsiasi Social Network. La sentenza a cui si fa riferimento è la n. 32404 del 30 agosto 2010. Il caso che ha fatto esplodere la scintilla è stato discusso dalla Suprema Corte, la quale ha confermato la custodia cautelare pronunciata dal Tribunale di Sorveglianza di Potenza nei confronti di un adulto, indagato per aver inviato una serie di filmati con contenuti osceni e fotografie personali a luci rosse alla propria ex.

A Milano, Nadia Muscialini, rispettivamente psicologa del SOCCORSO ROSA sito presso l’Ospedale San Carlo, (prima che venissero meno gli aiuti economici pubblici, oggi non saprei), salva donne tutti i giorni dalle violenze. Spesso persino gli avvocati dimenticano di dire che alla denuncia debbono essere allegati certificati relativi comprovanti il depresso stato psico-fisico. La professionista del Soccorso Rosa, invece, se lo ricorda benissimo. Ha in serbo tanti consigli pratici per ogni caso specifico.

Rimando alla prossima puntata…

E’ stato inaugurato il 25 settembre scorso, presso il Museo Storico dello Sbarco in Sicilia, sito presso le Ciminiere di Catania, il Phil Stern Pavillion, ospitante la mostra permanente delle opere e della vita del fotografo americano Phil Stern.

Andrea Sciavarrello incontra Phil Stern nel 2013

Il padiglione, a cura dello storico Ezio Costanzo, realizzato grazie al volere dell’imprenditrice Ornella Laneri, Presidente della Fondazione Oelle Mediterraneo Antico co-finanziatrice del progetto, e alla concessione degli eredi presenti all’inaugurazione, ospita immagini realizzate da Stern, durante lo sbarco in Sicilia del 1943.

La sala ospiterà inoltre gigantografie, pannelli descrittivi e informazioni riguardanti la vita del fotografo nel dopoguerra, quando dopo essere stato ferito e rimpatriato, si dedicò a ritrarre famosi divi di Hollywood e del Jazz, divenendo successivamente il fotografo ufficiale del Presidente John Fitzgerald Kennedy.

Tra le opere da ammirare, alcuni scatti realizzati da Carmelo Nicosia che illustrano il libro “Phil Stern – Welcome back to Sicily”, riguardanti il ritorno di Stern in Sicilia nel 2013 all’età di novantaquattro anni.

 

Facendo riferimento all’articolo precedente, “Alchimisti di Oggi, il libro di Giuseppina Radice”, non smetterò mai di ringraziare l’autrice per la sua luminosa creazione, “l’abecedarte” .

Il libro sostiene perfettamente il principio immateriale del nostro centro, che ha sempre la speranza di sostenere il valore dell’arte e della cultura, affinché la qualità accresca per il legittimo percorso, nonostante le controversie che nei giorni nostri urtano in opposizione minimizzandone le virtù,

Controversie atte a incrementare la sfiducia verso il valore morale e formativo.

Per questo motivo, ho deciso con grande piacere di proporre di tanto in tanto, alcuni estratti dal testo di Giuseppina Radice, ringraziandola per avermelo concesso.

Da “Alchimisti di oggi per un futuro fatto a mano”:

  1. O come Obsoleto

Obsoleto come parlare di universale oggi.

E’ fuori discussione che la verità non può essere data in assoluto e che il dubbio sia fondamentale e inseparabile dalla cultura

e dalla ricerca filosofica.

Scetticismo – in greco σκέψις – significa dubbio ed esitazione ma anche pensiero e ricerca, riflessione che porta alla cultura.

Per Hegel la cultura è un compito dell’uomo ed esige il sacrificio della particolarità all’universale ed implica un senso di misura e di distacco da se stessi, un allontanamento da se per aprirsi

all’altro.

Mi piace pensare alla cultura come riconoscimento dell’altro che ha come conseguenza un innalzamento al di sopra di sé verso l’universalità e il ritrovamento di se stessi.

Altro che individualismo.

Uomo misura di tutte le cose non è riferito certo a ogni singolo uomo che si senta giustificato nella sua opera di distruzione.

 

E’ un grandissimo pregio per noi, presentare, per concessione dell’autrice stessa, il libro di Giuseppina Radice che, siciliana e laureata in Lettere Moderne, ama l’ascolto e considera l’insegnamento una responsabilità morale. Già titolare della Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Catania ha curato molti eventi artistici ed ha pubblicato numerosi saggi critici in cataloghi e Riviste.

Il suo saggio Il Futurismo e il Padre è stato pubblicato nel giugno del 2009 su <Rivista di Studi Italiani> Anno XXVII, n° 1: Futurismo Come Attualità e Divenire, a cura di Ignazio Apolloni.

Ha pubblicato con Prova d’Autore nel 2011 i due saggi La Storia dell’arte e il tiro con l’arco ed Erranti ai tempi dell’usabilità.

Tecnicamente accademica si dichiara antiaccademica per scelta.

Tiene regolarmente “Corsi di alfabetizzazione all’Arte contemporanea” perché convinta che attraverso l’arte si possa insegnare la vita. Nella sua attività di storico e di critico applica il metodo “San Tommaso”. Ha compreso che lo studio dell’arte è in fondo una conquista di libertà nel confronto continuo con la diversità .

Dice l’autrice: “Alchimisti di oggi per un futuro fatto a mano”è un abecedarte scritto “…un po’ per celia un po’ per non morir” che ho voluto dedicare a chi ha fede nella speranza quasi a voler creare una rete di nuova fiducia nel lavoro, nell’onestà, nella cultura. Io penso che le menti creative non possano né debbano lasciarsi sedurre da uno sterile e frustrante disfattismo etico e culturale.

Dalla A alla Zeta ho individuato 128 parole chiave sulle quali ragionare per capire, verificare e raccontare i miei pensieri, il senso della vita, il senso che ho cercato di dare alla mia vita; per comunicare il mio ottimismo ad oltranza che contrappongo all’indiscriminato quanto generico senso di malessere nei confronti della nostra epoca. Sono convinta e affascinata all’idea che dall’estetica possa scaturire la bellezza delle relazioni che si può ottenere rispettando la libertà dell’altro ma mostrando la propria libertà.

Non è facile ma è da qui che si deve ripartire.

Questa, una delle 128 voci del libro:

  1. B come Basta guardare per comprendere?

Non è facile il discorso sull’arte. Non può e non deve esserlo.

Domanda inutile perché l’arte si dovrebbe comprendere?

Risposta banale: perché l’artista trasmette il messaggio!

Come dire: questione di sms: prima affreschi, tele e sculture, oggi telefonini.

Ha peraltro ancora corso una tenace idea reverenziale nei confronti dell’arte classica che provoca una serie di logiche ma errate deduzioni:

  1. Loro sì che sapevano dipingere!
  2. Quella sì che era vera arte!
  3. La vera arte parla a tutti!

Logica deduzione: un’arte che non parla non è arte.

Non è facile smontare questa posizione.

La radio, che per definizione è la forma di comunicazione più democratica (parla proprio a tutti!), se non fosse acquistata, collegata a un cavo elettrico, accesa e sintonizzata, resterebbe muta.

Logica deduzione: se non parla a tutti, non è radio.

Si potrebbe ipotizzare una sorta di democratizzazione dell’arte: arte per tutti. Interessante e politically correct ma concettualmente poco produttiva.

Ho immaginato un dialogo tra un signore che sa (*) e un signore che guarda (°). Si incontrano ad una mostra nella quale 16 artisti sono stati invitati a trasformare 16 sedie di legno in opere d’arte:

  • Anche lei qui? Che piacere vederla. Prego, si accomodi …

*     Grazie. Mah ?!?!?!

  • La vedo perplesso. È una mostra di arte contemporanea.

*     Ma cosa dice! Vuol prendermi in giro. Sedie? Arte? Mi consenta: né sedie né arte! Dove andremo a   finire. Questa è Arte? Ma lei ha sentito parlare della sacralità dell’Arte? Lo so, lo so io cosa sia l’Arte, (e aggiunge, con un tremito nella voce) la vera Arte.

  • Beato lei. Un po’ la invidio. Io ancora non ho capito bene; eppure, sa, ho studiato tanto,

almeno quanto lei. Forse non ho studiato l’Arte ma gli artisti e già quelli mi danno molto da

pensare.

*   Sofisti! Ecco cosa siete. Quando non avete argomenti per difendere ciò che non si

può difendere siete capaci di arrampicarvi sugli specchi. ( Tra sé e sé: non ci crederò mai e

certo non mi farò convincere ora. L’Arte, la (tremito) veeera Arte parla a tutti; parla un

linguaggio universale; se non è compresa da tutti non è Arte. E su questo non ho alcun dubbio.

Le sedie … Dove andremo a finire!)

  • Forse ho capito: parliamo di due cose diverse: lei parla di Arte io parlo di arte. Sa che

proprio un secolo fa qualcuno si è dichiarato contro l’Arte con la A maiuscola quella che  

     inclinava a prendere sulla scala dei valori una posizione privilegiata o tirannica che la portava

     a rompere tutti i legami con le contingenze umane?

*   Per favore, si spieghi meglio.

  • Lei pensa all’artista / mito io penso all’artista /uomo

*   Ma che c’entra: Michelangelo è un mito, per tutti. Senza discussione.

  • Ecco dov’è il problema: la discussione. Michelangelo non è senza discussione, anzi è

molto discutibile: su di lui, sulla ricchezza del suo pensiero piuttosto che sulla sua grandezza si

discute e si continuerà a discutere.

*   Ho ragione, quindi quando sostengo che non c’è confronto con gli artisti di oggi. E quelle mani; e quelle espressioni dei volti: ineffabili, proprio ineffabili! Provi lei a copiare Michelangelo. Le opere di oggi! le saprei fare anch’io, e senza alcuna fatica!!! ( Dove andremo a finire?!?)

  • Non voglio contraddirla né convincerla ma senta cosa ho letto: un grande artista sostiene che non ci si dovrebbe accostare all’opera chiedendo che cosa l’artista non ha fatto, oppure: in che cosa l’artista si permette di trascurare i miei desideri? Davanti ad un’opera ci si dovrebbe invece chiedere: che cosa ha fatto l’artista? A quale suo desiderio interiore ha dato espressione? E non lo dico io. A Kandinsky vorrà credere? Anche lui è ormai un mito!

*   Di certo non avrà fatto sedie!!!

  • Eppure; se solo guardasse così, semplicemente! Pensi alle sedie come alle tele e guardi. È vero: non ci sono altezze irraggiungibili, non ci sono certezze né messaggi universali (e chi ne ha, d’altronde?); ma si vedono pensieri colorati, sapienti, lievi o giocosi, ma sempre impegnativi; si vedono ricordi, momenti di vita vissuta, respiri antichi, speranze per il futuro, luce, fantasia e segni; si vedono forme complesse o semplici, forme che si dichiarano o forme che dicono altro evocando un passato o un futuro incerto. Una magia. Ecco l’arte di cui volevo parlarle. Produzione di artisti-uomini che investono tutta la loro energia creativa per concretizzare il loro pensiero in forme vitali e pulsanti fatte con i pensieri di oggi attraverso i quali entrano in relazione con loro stessi e con tutti noi che li guardiamo.

Mi dia retta: si lasci andare, colori anche lei i suoi pensieri e sui pensieri degli altri …

prego, si accomodi ….

*   Sigh!

 

(Da Giuseppina Radice, “Alchimisti di oggi per un futuro fatto a mano” Fausto Lupetti editore, 2016, pag. 58 e segg.)