Un uomo seduto in una moderna sala d'attesa digitale, circondato da persone chine sui propri smartphone. Mentre gli altri sono in ombra, l'uomo è avvolto da un alone di luce dorata eterea che ne esalta l'unicità. Sullo sfondo, uno schermo olografico riporta la scritta 'Falso Consenso / Unicità' e una citazione di Marshall McLuhan.

Dita sullo schermo, anima fuori schema

In questo articolo esploreremo come il Bias dell’Unicità e l’effetto del falso consenso influenzano il nostro rapporto con la tecnologia.

Esiste una zona nel profondo del nostro ego, in cui siamo convinti che a dispetto della generalizzazione umana, ci sentiamo l’eccezione, il dettaglio fuori coro.

Un bisogno psicologico che nulla ha a che vedere con la vanità, piuttosto è una forma di difesa, ma direi ancor di più il desiderio dell’essere.

Il nostro ego che emerge e che ci ricorda l’essenza dell’essere.

Difendendoci da un epoca che tenta di incasellarci in un cluster di consumo, o di catalogarci in uno standard di parvenza.

È nostra tendenza soffocarlo spesso involontariamente a causa delle circostanze, peccato non prestargli le attenzioni dovute.

Il Bias dell’Unicità: perché abbiamo bisogno di sentirci speciali

Eppure è proprio quella zona profonda dell’ego che crea in noi l’eccezione che desideriamo essere.

Paradossalmente però, questo desiderio di eccezionalità è ciò che ci rende più profondamente umani e simili agli altri.

Nell’ambito psicologico viene definito “Bias dell’unicità“, ovvero l’effetto della falsa unicità.

Il quale ci porta a sottostimare quanto il nostro comportamento o le nostre capacità siano comuni.

Effettivamente, questa sensazione pur distorcendo un po’ la realtà, nutre la nostra autostima, aiutandoci ad affrontare la vita con la convinzione di essere unici e in un certo senso speciali.

Di contro però potrebbe guidarci verso atteggiamenti di arroganza, o ancor di più verso un isolamento dovuto all’incomprensione degli altri riguardo al nostro essere “diversi” dalla massa.

L’atteggiamento della falsa unicità avviene però solo quando prevalgono i pregi.

Viceversa, riguardo ai difetti ci accomuniamo agli altri, e ciò ci è utile a giustificare il nostro senso di colpa riguardo al comportamento assunto.

In fondo il “Bias dell’Unicità” è una forma di egoismo innocente che ci portiamo dietro ovunque.

Il desiderio di essere riconosciuti nella nostra unicità.

Tra egoismo innocente e desiderio di essere visti

In un ufficio pubblico o in un ambulatorio, non cerchiamo solo un servizio, ma una conferma del nostro valore.

In quel momento, siamo “l’Io” che rivendica attenzione, un essere che chiede di essere guardato non con occhi comuni, ma come un’entità unica al mondo.

L’effetto del falso consenso e la paura di dissentire

Però purtroppo il nostro essere rischia di essere sempre più represso dalle attuali attitudini ancora più informatizzate.

Il comune utilizzo dei dispositivi ci trasporta gradualmente verso atteggiamenti comuni che vengono considerati generalmente “umani”.

È esattamente l’effetto opposto del bias dell’unicità, chiamato “effetto del falso consenso“, anzi nello specifico “Ignoranza pluralistica“.

La quale induce a ignorare in privato un atteggiamento, un pensiero, una norma, che però viene pubblicamente appoggiata.

Questa condotta antitetica la si assume per timore di essere emarginati.

Una tendenza naturale porta a pensare che, se qualcuno dissente, non lo fa per una visione diversa, ma perché ha un limite.

Come se non avesse l’intelligenza o la sensibilità per vedere quello che vedono gli altri.

L’anima nell’era digitale: ritrovare l’equilibrio tra schermo e realtà

Trovo che il contrasto tra l’effetto della falsa unicità e l’ignoranza pluralistica sia meravigliosamente umano.

Il nostro ego che lotta per emergere e farci sentire unici e al tempo stesso si reprime per non contrastare la società e accomunarci agli altri senza rischio di emarginazione.

Non so dire quale prevalga, ma ho una chiara lettura dell’essenza che viene pressata da questa mole informatica che ha travolto l’essere umano.

Forse se ci fossimo accorti della sua dimensione avremmo provato a difenderci, ma ancora oggi si presenta a frammenti, che silenziosamente uno dopo l’altro si insediano senza possibilità di estrazione.

In conclusione penso che il giusto equilibrio, con una lieve percentuale maggiore dell’essere, possa renderci unici davvero.

Senza creare disarmonie possiamo dissentire quando è necessario mantenendo l’essenza della nostra umanità.

Mantenendo appunto le dita sullo schermo, e l’anima fuori schema.

Ogni tecnologia ha il potere di ottundere la consapevolezza umana.” (Marshall McLuhan)